A "CUORE APERTO"


Questa volta vi presento una giovane dalla grandissima forza d’animo, Sana El Aoud, che ringrazio per aver condiviso la sua storia.

La sua malattia cardiaca inizia a presentarsi intorno agli 8 anni e prosegue per altri 4, finché il padre prende l’ardua decisione di portarla in Italia, visto che le cure fino a quel momento ricevute in Marocco non erano state sufficienti.

Dopo un trapianto di cuore, la sua vita cambia per sempre: pur dovendo assumere farmaci antirigetto tutti i giorni, con il cortisone che la gonfia molto, dopo circa 3 mesi riprende a studiare e andare in bici. Riesce insomma ad avere una vita “quasi” come quella dei suoi coetanei, aiutata anche dai suoi cardiologi con cui ha creato un legame indissolubile.

Nell’agosto 2020 viene colpita da una forte polmonite che viene curata con terapie durissime, antibiotici, diuretici e molti altri farmaci nefrotossici: come conseguenza i reni iniziano a perdere la loro funzionalità andando ad appesantire anche il lavoro del cuore, già non proprio in stato ottimale.

Alla fine, deve accettare di subire un trattamento di dialisi, che le permette recuperare la serenità, che è la prima terapia.

A chi inizia un percorso di dialisi, Sana suggerisce di accettare la situazione così come è, di non sentirsi condannati ma adattare la propria vita a questo nuovo vincolo, cercando sempre il conforto in persone fidate.

Infine, Sana vuole rivolgere un appello per la sensibilizzazione sull’importanza della donazione di organi, per la quale trova vi sia ancora tanto, troppo, scetticismo e disinformazione. Perché donare è un atto d’amore: chiunque nel proprio piccolo può diffonderne l’importanza, contribuendo alla possibilità di accorciare le lunghe liste di attesa.

A noi, Sana ha rilasciato una breve intervista che riportiamo.

1) Raccontaci da quale Paese provieni, da quanti anni sei in Italia e perché ti trovi qui.

Sono nata in Marocco e sono in Italia dal 2001. Sono venuta con mio padre per cure mediche. 

2) La tua prima sensazione quando ti hanno comunicato che avresti dovuto subire un trapianto: paura o speranza? 

Rabbia. L’ho vissuta come una cosa ingiusta, crudele, emotivamente una sconfitta.

3) Come ti sei trovata in Italia negli anni successivi all’operazione? Hai subito forme di razzismo, magari non esplicite, per la tua provenienza o per motivi religiosi?

Sì naturalmente. Le discriminazioni sono ovunque, l’importante è scindere l’amore delle persone vere che io ho avuto la fortuna di incontrare. 

4) Oggi la tua famiglia come è composta? Che attività svolgi?

Io e mio marito. La mia famiglia finalmente è venuta in Italia nel 2014 e li vedo due o tre volte all’anno. 

5) Purtroppo, ti si sono presentati altri problemi di salute. Come li vivi, ancora tra paura e speranza o l’esperienza precedente ti ha cambiata?

Non si è mai pronti di fronte al dolore. Ho sofferto ancora, parecchio. Paure e notti insonni nuovamente si sono affacciati alla mia vita. Dopo alcuni mesi di turbinio emotivo ho deciso di accettare la situazione perché non avevo scelta. 

6) Hai scritto un libro sulla tua vita, intitolato Cuore aperto. È un’idea che ti ha suggerito qualcuno o ti sei mossa da sola? Qualcuno ti ha aiutato e seguito nella stesura?

È stata un idea mia incoraggiata da molte persone che mi circondano. Sì, mi ha aiutato mio marito e una mia amica. Non tanto nella stesura del testo quanto nel farmi le domande affinché io approfondissi meglio il racconto. 

7) Come vedi il tuo prossimo futuro e anche quello… più lontano. Scriverai ancora?

Lo vedo rosa. Mi vedo Sana e forte, realizzata e serena. La dialisi è solo un ricordo lontano, sono libera, vivo in mezzo al verde con mio marito e, idealizzando il mio futuro ideale, anche con i nostri figli. 


 LE STORIE DEL CORVO: un libro che è un blog, un blog che è un... LIBRO CHE NON SAI


Difficile incontrare un uomo così appassionato di libri e scrittura come il poliedrico Carlo Crescitelli. Avellinese, quasi sessantenne, così si descrive: “In parallelo ad altre attività professionali, ho praticato la scrittura sin da giovane: racconti, romanzi, saggi, articoli, blog, sceneggiature. Opero ad oggi all'interno dell’associazione culturale “Riscontri”, per conto della quale curo la pubblicazione di raccolte antologiche, tengo rubriche di attualità editoriali, effettuo interviste, scrivo recensioni, conduco videoappuntamenti social."

La sua ultima fatica s’intitola “Le storie del corvo”, primo thriller direttamente pubblicato sul blog dell’autore.

Gli chiediamo il perché di questa scelta.

“Perché ho scelto di pubblicare interattivamente via blog questo mio nuovo lavoro, invece di veicolarlo attraverso il consueto canale ufficiale del libro e delle librerie? Perché mai come stavolta volevo sentirmi libero, non dovermi confrontare con pastoie, vincoli, limiti, conformità, rischi di indifferenza dietro l’angolo. Stavolta volevo essere io, proprio io e soltanto io, in prima persona e senza filtri, a conservare, tenere ben saldo il controllo di come avrei di volta in volta dialogato con il mio pubblico. Anche a costo di sacrificare qualche prospettiva commerciale; ma si sa, può succedere, se senti di avere davvero qualcosa da dire.”

E quindi come hai proceduto?

“È nato così il mio blog IL LIBRO CHE NON SAI, con il doppio obiettivo e la doppia funzione di fungere da mio personalissimo osservatorio e forum di discussione sullo stato dell’arte e di salute della nostra editoria indipendente, e contemporaneamente di proporre una versione alternativa a puntate, riscritta appositamente per la nuova veste web scelta, di un mio noir inedito sinora abbastanza apprezzato e richiesto, ma forse non ancora fino in fondo ben capito in tutto il suo potenziale espressivo.”   


Sbaglio o potremmo definirlo un “legal thriller?"

“Mio padre era un magistrato. Uno di quelli che nella giustizia ci ha sempre creduto. E io, da bambino e poi da ragazzo, respiravo in casa la sua delusione, la sua voglia di fare di più che emettere sentenze a misfatti e disastri compiuti, il suo desiderio di essere parte attiva di una società migliore, che non si limitasse a sanzionare ex post, ma provasse invece a capire, educare, accompagnare. 
Il protagonista del mio romanzo, diversamente da papà che fu un giudice appassionato per tutta la sua vita, decide invece di gettare la toga alle ortiche, di uscire da un ruolo in cui si ritrova scomodo e impotente, mentre, fuori dall’aula giudiziaria, la vita continua imperterrita e spietata. E di fare a modo suo quel che può per le vittime: per tutte le vittime, da ambo le parti, per chi ha dovuto subire suo malgrado la mannaia di un destino di violenze e di sangue, e per chi è stato suo malgrado ridotto ai reati che lo macchiano e lo marchiano. Ha deciso di raccontare tutto questo: di raccontare LE STORIE DEL CORVO.”

Come affrontare allora una narrazione così profondamente inserita in un contesto assai specifico?

“Sappiate da subito che vi immergerete in un pezzo di società campana all’interno della quale è imprescindibile l’utilizzo della lingua locale: per cui dovrete far ricorso a un piccolo impegno interpretativo, se non la conoscete o comprendete troppo. Ma non è così difficile: da dovunque provengano, le emozioni sono universali.
L’altro filo rosso al quale poter fare riferimento è la favola immortale di Pinocchio. Quasi tutti i personaggi, a partire dal protagonista, rimandano spesso a quella: tenerla presente vi aiuterà a calarvi meglio nell’immaginario che vi propongo. 
Che altro aggiungere? Grazie della vostra attenzione nell’avermi letto sin qui, dopo di che... https://librochenonsai.altervista.org e buona esperienza a chi vorrà!”

Auguriamo all’amico e collega scrittore le migliori fortune per questa scelta innovativa e, soprattutto, attendiamo le sue nuove opere.




Immagini dell'intervista a cura di Lorenzo Crescitelli

                                       IL DESTINO DEGLI EROI


Incontriamo questa settimana il giovane giallista bergamasco Claudio Rota, che con l’ultima sua opera conclude una trilogia iniziata nel 2015 con L’ILLUSIONE, proseguita l’anno successivo con IL GUARDIANO DELLA LUCE e terminata ora con IL DESTINO DEGLI EROI, impreziosita dalla intrigante copertina creata da Gessica Pirola .

L’autore ha scritto anche altri due libri, TUTTI I COLORI DEL MONDO, giallo ambientato a Bergamo, e IO, ALE E LA DIMENSIONE DEL SOGNO dedicato ad Alex Del Piero. Tutti i suoi cinque romanzi sono stati pubblicati con Silele edizioni.

“Ciao Claudio, complimenti per la nuova uscita e spiegaci subito: cosa rappresenta questo romanzo?- Rappresenta la conclusione di un percorso e delle vicende dei vari personaggi, intrapreso con i due capitoli precedenti della saga: “L’illusione” e “Il guardiano della luce”. Questo libro si può leggere anche da solo, ma certamente seguire la traccia di quelli precedenti è meglio.”

“Chi sono i principali protagonisti?”- I più importanti personaggi sono Christian Kane, ex commissario di polizia, attualmente consulente del commissario di Los Angeles, Rachel Wind. Al loro fianco Selm Flower, lui stesso ex commissario che aiuta i due protagonisti a combattere il crimine e la malavita della città californiana.

“Perché il titolo IL DESTINO DEGLI EROI? Cosa vuol significare? - Perché destino ed eroi sono due parole che mi hanno sempre affascinato e perché nel romanzo si dimostra ancora una volta quanto per gli eroi sia una costrizione emozionale quella di dover combattere sempre, per gli altri e per loro stessi, nonostante a volte non vorrebbero più farlo per dedicare più tempo a famiglia ed amici.

“Raccontaci dove si svolgono le vicende. Sempre negli USA?”- Nel primo capitolo il sottofondo delle vicende è Chicago, la città americana con il maggior numero di delitti. Mentre nel secondo e nel terzo romanzo il tutto si svolge a Los Angeles. Collegati alle vicende dei personaggi e alla loro vita famigliare ci sono dei momenti anche in Italia, specialmente nella zona delle Cinque Terre che sono luoghi a me molto cari. 



“Come agiscono i criminali che vengono raccontati in questo capitolo conclusivo?” - Sono criminali spietati, senza paura e rispetto verso nessuno. Il loro unico fine è creare disagio, dolore e problemi agli abitanti di Los Angeles.

“Da cosa prendi ispirazione, visto che i tuoi romanzi sono ambientati negli Stati Uniti?” - Leggo molti gialli e poi essendo molto appassionato di cinema e serie tv, cerco di cogliere segreti per colpi di scena e personaggi da seguire. Inoltre per sensazioni, profumi ed immagini, prendo molto ispirazione da ciò che mi capita nella vita di tutti i giorni.

Ringraziamo Claudio per la sua intervista e auguriamo il miglior successo ai suoi romanzi già scritti e a quelli che vorrà regalarci in futuro.


  

  

                                           MI PIACE TANTO - di Teresa Capezzuto



Quante volte vi sarà capitato di dire “Mi piace tanto”, perché vi piace proprio
quel qualcuno o quel qualcosa al mille percento e ancora di più. Questo spirito,
rivolto ai gusti delle bambine e dei bambini dai tre anni in su, caratterizza il nuovo albo illustrato dell’autrice bergamasca Teresa Capezzuto. 

                Insegnante e giornalista, poetessa e scrittrice di narrativa, con attenzione alla letteratura per                  bambini e ragazzi, Teresa questa volta ha deciso come titolo di un libro proprio...

                                                                                   Mi piace tanto


Ben ritrovata, Teresa! Ho saputo che questo tuo nuovo racconto per
bambini, in rima, con le originali illustrazioni di Albertina Neri, è stato candidato da Edizioni il Ciliegio al Premio Nati per Leggere 2022. Un lancio col botto...

Sì, e ne sono fiera. Rappresenta un riconoscimento per la qualità dell’opera di
letteratura per l’infanzia e anche al percorso fatto fin qui nella narrativa e nella poesia. 
Quale messaggio vuoi lanciare con Mi piace tanto

Il   libro   inizia   con   una bambina   che   cavalca   un   Tirannosauro,   intento   a
sorseggiare una bevanda con una cannuccia, e con la prima enunciazione della piccola, alla quale piace tanto il suo grande e grosso amico T-Rex! E così via...
Largo alla spensieratezza, alla libertà e all’immaginazione!

Dopo le sillogi poetiche Autentica e  Particolare, il romanzo per ragazzi
#LoveTutorial , il racconto interattivo per la scuola primaria Gol alle porte del Sahara, gli albi per un pubblico prescolare La giornata è più bella  e  La banda delle scope, ora proponi un nuovo albo.

Certamente. Mi piace tanto è un libro che sorprende sempre, vuole divertire,
accendere la curiosità e aprire gli orizzonti. I bambini protagonisti si mettono  
alla prova come intraprendenti supereroi, facendo finta di essere personaggi
della fantasia o immersi in rocambolesche avventure quotidiane. I piccoli 
lettori si immedesimano in loro e il gioco è fatto.
Mi piace tanto   è davvero un albo illustrato consigliato per tutti i bambini che adorano dare libero sfogo all’immaginazione e ai più grandi per renderli più consapevoli dei gusti dei bambini. 

Certamente, dici proprio bene... 

 


Grazie Teresa, e per quanti vogliono tenersi aggiornati sulle tue pubblicazioni, questi sono i riferimenti del tuo sito personale 

 

www.teresacapezzuto.it e del canale 

www.youtube.com/TeresaCapezzutoautrice​

  NO VE DESMENTION – Richard Löwy e i ‘giusti’ della Val di Fassa


Una storia iniziata più di cento anni fa, ma che letta ai giorni nostri mostra un’inaspettata attualità anche oggi: parliamo di NO VE DESMENTION – Richard Löwy e i ‘giusti’ della Val di Fassa - opera prima di Chiara Iotti.

Già queste poche, iniziali righe contengono un intero mondo. Innanzitutto, l’uso di una lingua antica come il ladino, tuttora parlato in alcune tra le numerose vallate trentine, venete e friulane. Il titolo, come si può intuire, significa ‘Non vi dimenticheremo’, e l’ambientazione è la Val di Fassa in provincia di Trento. L’uso della lingua locale, che travalica i confini amministrativi e nazionali, è di per sé stesso creatore di comunità. Uomini e donne di diversa provenienza – italiani e austriaci, che parlano italiano e tedesco, si riconoscono nella parlata ladina, e attraverso questa annullano le reciproche diversità. 

Poi: i tempi. Il racconto narra le vicende di persone nate negli ultimi decenni dell’Ottocento, prosegue tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, si spegne con la morte dei vari protagonisti negli anni successivi ma rinasce con il nuovo millennio, grazie al lavoro di ricerca e memoria dell’autrice. Un accavallarsi di almeno quattro diverse generazioni, esistenze che hanno attraversato più di un secolo e nello specifico il Novecento, quello delle immani tragedie. 

E ancora: il cognome Löwy, originario della Mitteleuropa, che richiama sia il leone (löwe in tedesco), sia – ma solo sul piano fonetico – il diffusissimo Levi, di tipica provenienza ebraica. Il protagonista, in effetti, è ebreo, ma trascorre la sua vita in una realtà prevalentemente cristiana senza alcuna contrapposizione, finché verrà anche lui travolto dalla follia nazista. 

Infine: la memoria delle guerre e delle loro tragedie. Il ‘non dimenticare’ non è solo puro esercizio accademico, ma necessità vitale per il presente e per il futuro che ci attende. Il romanzo scorre con l’incalzante rimbombo dei cannoni di sottofondo, che si fa parte stessa della narrazione; un passato che speravamo concluso, ma che vicende recentissime hanno purtroppo richiamato in essere e che si spera non deflagrino in un terzo e devastante conflitto internazionale. 

Molti temi, dunque, proposti attraverso l’utilizzo di un italiano forbito ed elegante e pur tuttavia così familiare, riconoscibile nei racconti degli anziani e nei loro ricordi. Una miscela di storie minute, rigorosamente con la ‘esse’ minuscola, che confluiscono e innervano la Storia con la maiuscola, il fluire delle vicende umane che si fa memoria collettiva.

Richard Löwy non è stato un eroe, bensì un ‘Giusto’, ovvero un uomo che ha vissuto con rettitudine e coscienza nei confronti di altri uomini e donne, come lui finiti nel tritacarne dell’orrore. Boemo di nascita, austriaco per formazione, ingegnere di professione e in seguito ufficiale austro-ungarico, si è battuto per la giustizia, senza operare distinzioni di nazionalità, lingua o religione. Il Comune di Moena, in ricordo del suo operato, gli ha conferito la cittadinanza onoraria oltre che dedicargli la via centrale del paese e un parco. 

Il romanzo di Chiara Iotti, docente lombarda appassionata di storia e innamorata della Val di Fassa, incentrato su questa figura di ‘Giusto’ scorre rapido e suscita autentiche emozioni, soprattutto nelle parti più buie, quando le ombre scure del male sembrano prevalere sulla luce della solidarietà umana. E con un’eco lontana di artiglieria che, come dopo le guerre mondiali, tutti speriamo si plachi quanto prima.

  

 OSTACOLI - nuovo giallo di Tommaso Landini, protagonista il commissario Roberto Poli


Abbiamo conosciuto Tommaso Landini un paio d’anni fa, durante la prima terribile ondata pandemica, quando ho presentato su questo mio blog il suo romanzo giallo ‘La sciarpa’. Ora il giovane scrittore, poeta e giornalista reggiano ha pubblicato in questi giorni il suo terzo romanzo, un poliziesco che per la terza volta vede protagonista il commissario Roberto Poli della Questura di Reggio Emilia.

Il caso si presenta subito assai complesso: nell’arco di pochi giorni vengono uccisi due impiegati del Credito Reggiano, immaginario istituto bancario situato nel cuore dell’Emilia, e un cliente della stessa banca. A Roberto Poli appare subito chiaro il filo rosso che lega le tre vittime, e proprio su questo inizierà a indagare. Tra scoperte importanti e false piste, il commissario si troverà ad affrontare un killer dalla mente malata, accecata da delirio di onnipotenza e sete di denaro. Però, si tratta di una psiche molto abile, capace di congegnare un piano complesso di trucchi e tranelli. Sarà sufficiente, questo, a depistare Poli e il suo team investigativo?

Va detto, per chi l’avesse dimenticato, che l’autore lavora in banca e quindi nella stesura della sua opera ha giocato in casa, sapendosi destreggiare con maestria tra bonifici, investimenti e particolari operazioni bancarie. Un pregio del libro è quindi quello di essere ambientato in un contesto specifico, ma senza aver costruito un muro davanti al lettore a causa di eccessivi tecnicismi. 

Un altro aspetto da sottolineare è la maggiore definizione della figura del protagonista Roberto Poli rispetto alle precedenti opere. Merito dell’autore, che è riuscito a scavare nei sentimenti del commissario evidenziando sia le sue mosse sul piano poliziesco, con l’inevitabile confronto con le cattiverie e le violenze del mondo, sia mostrando l’oasi di serenità rappresentata dal rientro a casa in qualità di novello padre e di trepido sposo. 

Confesso, infine, di essere rimasto colpito dall’affettuoso tratteggio della propria terra natia delineato dall’autore. Tommaso Landini mette in mostra l’Italia popolare e minore, quella che trascorre i pomeriggi a giocare a carte nei bar, o che agisce e lavora tra un bicchiere di Gutturnio piacentino e un assaggio di erbazzone e gnocco fritto. Il sottoscritto, che per motivi familiari da oltre quarant’anni frequenta il cuore dell’Emilia sanguigna e tenace, si è sentito davvero a casa. 

Evito, per ovvii motivi, di entrare nel dettaglio degli aspetti investigativi, dove una sola parola di troppo potrebbe risultare eccessiva. Da collega scrittore, posso però invitare a una lettura attenta della vicenda narrata da questo romanzo, che riesce a incuriosire il lettore centellinando gli indizi fino alle ultimissime pagine: come in ogni giallo che si rispetti, i colpi di scena la fanno da padrone.

Attendiamo quindi, quando l’autore deciderà, di interessarci a futuri e nuovi casi del commissario Poli.  


 "IL LICEO", NOIR AMBIENTATO A MILANO 

TRA IRONIA E INTROSPEZIONE PSICOLOGICA


Lorenzo Padovani è un promettente rampollo della Milano bene, dal curriculum accademico ineccepibile. Ricevere un incarico come docente nel prestigioso Liceo privato Modigliani, la scuola che forma l’élite della futura classe dirigente, è dunque il coronamento di un sogno, la possibilità di essere «tra i predestinati ad avere il meglio». Eppure, dietro la facciata di eccellenza, al Modigliani le cose non sono affatto come sembrano. Bullismo, vessazioni, disagio adolescenziale, a cui non danno alcuna risposta un corpo docente arrivista e una dirigenza quantomeno ambigua. Il suicidio di una studentessa, dietro al quale si celano molte zone d’ombra, sarà l’elemento decisivo affinché il protagonista decida di schierarsi dalla parte della verità, rischiando tutto in prima persona. La volontà di vederci chiaro sulla morte della ragazza, infatti, lo condurrà ad affrontare pericoli inattesi e i conflitti di coscienza che si creano quando si viene chiamati a scegliere tra etica e interessi personali.

L’ultimo pezzo di bravura di Alessandro Berselli, giallista bolognese, esplora tematiche che di rado trovano spazio nella letteratura di genere denominata ‘gialla’: l’educazione, il rapporto intergenera-zionale, l’accoglienza e il rapporto con chi è diverso da noi, l’assoluta competitività che coinvolge giovani e adulti. Il tutto, descritto con un tono brillante e ironico per un verso, ma anche riflessivo nei passaggi in cui si affrontano gli aspetti psicologici dei personaggi.

Sullo sfondo, l’ambientazione della ‘Milano da bere’ dei tempi odierni, apparentemente così diversa dalla progenitrice ma, in fondo, eterna-mente uguale nei tempi frenetici e nella ricerca di modelli di vita sempre più efficienti.

Un romanzo che si brucia in poche ore, avvinti dall’intreccio sempre più drammatico che via via coinvolge il protagonista – investigatore per caso – in un finale con sfumature thriller, che svelerà mediante i classici ‘colpi di scena’ una verità inaspettata.



                IL DIZIONARIO ODEPORICO DELLA PROVINCIA BERGAMASCA


L’autore, Claudio Tognozzi, bergamasco, di professione grafico, l’abbiamo già incontrato al momento della presentazione del suo libro CAVALLI DI FERRO. 

Questa volta ci parla di una sua nuova opera, il DIZIONARIO DI BERGAMO E PROVINCIA, 1819, scritto da un certo Giovanni Maironi da Ponte più di 200 anni fa. Ci colpisce, nel sottotitolo, un termine assai desueto, e cioè la parola ‘odeporico’. Gli chiediamo subito il significato.

“Odeporico” ci risponde “significa relativo a u viaggio. E in effetti, si tratta del resoconto dei viaggi compiuti da Giovanni Maironi da Ponte nei primi anni del XIX secolo per la città e la provincia di Bergamo, la quale, in quel periodo, comprendeva anche tutta la Valcamonica fino a Pontedilegno. Originariamente in tre volumi, con elencazione alfabetica dei paesi, è la raccolta dell’autore delle “notizie al fine di far conoscere la patria sotto tutti i rapporti che possono essere utili ed importanti”.

Ci puoi ricordare la figura dell’autore?

Il bergamasco Giovanni Maironi da Ponte fu un letterato, storico, geografo, e un appassionato ricercatore scientifico, con predilezione per la geologia. 

Lo studioso visse a cavallo tra il ’700 e l’800, periodo storico in cui Bergamo passò sotto il dominio di vari potentati (Repubblica Veneta, Repubblica Cisalpina, Regno d’Italia sotto il dominio francese e Impero Austriaco) e da tutti questi governi Maironi da Ponte ottenne importanti mandati, tanto che lo storico Bortolo Belotti di lui scrisse: “Aveva un così alto concetto dell’autorità, da accettare qualsiasi forma di Stato la esercitasse, facendo del suo meglio per il funzionamento delle istituzioni”. 

In particolare, Maironi da Ponte, fin dall’amministrazione veneta, fu incaricato di riordinare le carte dei confini orobici, compilando quindi un dettagliato archivio della provincia bergamasca, considerato ancora oggi un’utilissima fonte storico-geografica del territorio. 



Quindi questo libro scaturisce dalla sua esperienza professionale.

“In effetti, nel suo racconto “odeporico”, Maironi da Ponte non si esime dall’esprimere le sue valutazioni sulle vicende storiche bergamasche e italiane, esaltando il dominio veneto da poco concluso e stigmatizzando puntualmente le “crudeli, barbare, sanguinose guerre civili e accanite zuffe delle fazioni guelfe e ghibelline”. Interessante anche il criterio di selezione delle informazioni, che l’autore riporta nella sua introduzione per il lettore: “... alcuni eruditi amici, e varj parochi locali, a’ quali ebbi ricorso, cooperarono ad accrescere la massa delle mie cognizioni.”

Quali caratteristiche ha la tua nuova edizione?

“Il libro "Dizionario di Bergamo e Provincia" di 360 pagine a colori, stampato su carta speciale “premium”, è una riedizione digitalizzata del testo originale “Dizionario Odeporico della Provincia bergamasca”. Rispetto al libro originale, i testi qui riprodotti sono illustrati con una ricca documen-tazione iconografica del tempo (calcografie, xilografie, litografie, ecc.) e con una considerevole collezione di carte geografiche a colori della città di Bergamo e della provincia di Bergamo, che vanno dal XVI al XIX secolo. Inoltre, le località specifiche sono corredate da estratti di una carta del nord Italia del 1860 e da mappali comunali dei primi dell’Ottocento.”

Per chiudere, ringraziando Claudio per questo importante contributo storico e artistico, segnaliamo che il volume è acquistabile on line a questo indirizzo: https://www.amazon.it/dp/B09TR62CLK


 Dopo "Le vele dello sciamano", a breve Sandro Pinello proporrà "Il volo dell'asceta"


D.: Ciao Sandro, a poco più di un anno dalla pubblicazione de “Le Vele dello Sciamano”, mi racconti com’è andata? 
R.: Buongiorno a te. Chi ha letto il romanzo, lo ha accolto positivamente, spesso con vero entusiasmo e aggiungerei con sorpresa. È una storia capace di coinvolgere sin dalle prime battute, che si lascia ben presto apprezzare, sia per il contenuto e sia per gli intrighi che ne determinano gli sviluppi. Credo proprio che la migliore gioia per uno scrittore sia data dalla soddisfazione manifestata dai propri lettori. Ebbene, quest’obiettivo è stato centrato in pieno. 
D.: Trama a parte, come ti sei regolato nella narrazione per toccare le corde emotive del lettore?
R.: Non voglio essere saccente e neppure lezioso, eviterei dunque inutili discorsi attinenti alla tecnica dello scrivere, o la preparazione culturale dell’autore, o ancora la fantasia che lo ispira; dico soltanto che il linguaggio e la forma devono essere genuini, sinceri e vicini alla sensibilità della gente.
D.: Se ben ricordo, il romanzo è nato da un’ispirazione che definirei onirica.
R.: Di norma, una storia di fantasia nasce da un evento fortuito, legato a un incontro, a una frase sentita in metropolitana o in tv, a una circostanza di cronaca, a un’emozione del momento. Ed è quello che capita anche a me. Nel caso specifico de “Le Vele dello Sciamano”, è successo esattamente come accennavi, un sogno, o un vezzo della mia fantasia, se preferisci, scaturito dal nulla nel corso di un dormiveglia mattutino, un’idea che si è sostituita con prepotenza a tutte le altre, spegnendole senza ritegno, obbligandomi a saltare giù dal letto e ad accendere il portatile, ancor prima di correre in cucina a prendere il caffè. 
D.: Vogliamo accennare alla trama de “Le Vele dello Sciamano”?
R.: Il romanzo è ambientato in un mondo immaginario, nel quale le passioni, i sentimenti, i desideri, non sono affatto dissimili da quelli che noi tutti proviamo e sperimentiamo nella normalità del quotidiano vivere. La cornice è costituita dall’eterna lotta fra il bene e il male, che sin dai tempi più remoti, ahimè, caratterizza l’esistenza del genere umano. È una disputa infinita, nel corso della quale i buoni e i cattivi si confrontano senza che gli uni riescano, in maniera definitiva, a prevalere sugli altri. Sono i cosiddetti corsi e ricorsi della storia, di cui spesso si parla. Il romanzo non può che soggiacere a questa ferrea e ineludibile regola. Nello scenario descritto, prendono forma molte altre componenti della vita di tutti i giorni: gli amori, che devono confrontarsi con gli ostacoli della vita e che spesso finiscono malamente, prescindendo della volontà e dai desideri di chi li vive, andando a infrangersi contro ostacoli tanto imprevedibili, quanto inevitabili. Le passioni impossibili, i contrattempi, i colpi di scena, le disgrazie, la follia, arricchiscono e completano la pietanza. Non mancano, com’è normale che sia, i momenti di spensieratezza, di leggiadria, di stravagante esaltazione, e persino quelli che spingono alcuni personaggi a progettare il futuro in chiave di felicità. Salvo scoprire, e capiterà ad alcuni di essi, che la felicità è un bene effimero, che si lascia sfiorare, ma non fermare, e che, a tempo debito, scivolerà via come acqua fra le dita.
D.: Tutto questo accade ai tuoi personaggi?
R.: Certo che sì. Ovviamente mi sono limitato a dare alcune indicazioni di massima, ma ti confermo che il racconto comprende le situazioni a cui ho fatto cenno, rendendo la storia articolata, avvincente, ricca di situazioni inaspettate e di scossoni improvvisi.
D.: Mi rifaccio alla prima domanda, molte persone hanno letto il romanzo, quali sono stati i commenti?
R.: La trama è piaciuta molto, e questo è fondamentale. Credo, però, che gli apprezzamenti più gratificanti riguardino il coinvolgimento emotivo che il lettore subisce durante la lettura, soffrendo e godendo insieme ai personaggi, a seconda delle circostanze. Potrei raccontare diversi aneddoti di gente che ha esternato la gioia di avere letto il libro, esprimendosi nella maniera più originale o se vogliamo meno ortodossa, ma semplificherò il concetto, dicendo che in molti mi hanno contattato, nei modi più disparati, non soltanto per compiacermi, ma soprattutto per chiedermi se fossi intenzionato a dare seguito alla storia con una successiva pubblicazione, manifestando, in questo senso, un desiderio personale e spontaneo.  
D.: A questo punto, mi sembra doveroso affermare che il romanzo ha saputo conquistare la fiducia e l’interesse del lettore.
R.: Vero. D’altra parte, se il lettore non è coinvolto da una buona trama sin dalle prime pagine, che lo inchioda alla poltrona e gli fa perdere il sonno o l’appetito, è facile immaginare che il libro rimarrà quasi del tutto intonso e relegato nell’angolo più polveroso della sua libreria. Posso affermare con piacere che questo, a “Le Vele dello Sciamano”, non è capitato.
D.: Torno a una delle precedenti risposte, a quando accennavi che il tuo pubblico si aspetta che la storia abbia un seguito. Ci stai pensando?
R.: In realtà, e in più occasioni, ho avuto modo di confermare che il seguito sarebbe arrivato. Oggi sono in grado di parlare in termini più concreti. Giusto alcuni giorni or sono, ho terminato la stesura del secondo episodio, dal titolo “Il Volo dell’Asceta”. Mi servirà ancora qualche settimana per dargli i necessari ritocchi, poi il libro sarà inviato all’editore. Mi spingo ad azzardare una previsione: “Il Volo dell’Asceta” sarà pubblicato durante la prossima primavera.  
D.: Un’ottima notizia per i tuoi lettori.
R.: Lo spero.
D.: Sappiamo tutti, quanto siano stati complicati gli ultimi due anni, sia da un punto di vista sanitario che sociale. Con l’avvicinarsi delle feste natalizie, cosa ti senti di dire? 
R.: Desidero augurare a tutti un Natale sereno e un nuovo Anno di svolta e di ripresa, con l’auspicio che le tante sofferenze dei giorni nostri, e del nostro recente passato, possano terminare al più presto, restituendo a noi tutti quella normalità che tanto ci è mancata e che tanto ci continua a mancare.   
D.: Come ci salutiamo?
R.: Parlavamo di Natale e di feste, quale migliore occasione per concederci qualche ora di leggiadra evasione, facciamolo nella maniera più semplice e tradizionale, mettiamo sotto il nostro albero di Natale, e sotto l’albero delle persone a noi care, un buon libro, accuratamente impacchettato e bene infiocchettato, meglio se “Le Vele dello Sciamano”.   
Grazie, Sandro, e buon Natale.
Grazie a te e a chi ci legge. Felice Natale a tutti.            
              


                                     Il risveglio dei Templari, una storia sospesa 

                                                 fra passato e presente


Incontriamo Roberto Lodovici, nei giorni di uscita del suo nuovo romanzo che già è molto richiesto, per proporgli alcune domande durante una breve intervista.

Che cosa ti ha spinto a intraprendere la strada della scrittura?

Fin da ragazzo amavo scrivere. Imprimere su di un foglio di carta i miei pensieri più reconditi. Si scrive non per dire qualcosa , ma perché si ha qualcosa da dire. Un qualcosa che potrebbe essere utile e di ispirazione per altre persone. Ecco cosa mi spinge.

Come nascono le tue storie? 

Nascono sempre da esperienze di vita vissuta. Il filo conduttore è il tema del Risveglio. Nove anni fa scrissi “Svegliamoci”. Era un invito ad aprire la nostra mente, per renderci consapevoli di come i “ poteri forti” stessero assoggettando la nostra vita ad una sottile forma di schiavitù comportamentale. Quattro anni fa pubblicai “La figlia che diede alla luce suo padre.” In questa circostanza ponevo l’attenzione sul risveglio dello spirito, vale a dire la nostra parte più intima e profonda: la nostra anima. In quest’ultimo lavoro invece traspare un velato invito al “risveglio di una coscienza universale.”

Qual è stata la parte più difficile nella stesura del romanzo? 

Ne Il Risveglio dei Templari la parte più difficile è stata la lunga ricerca riguardo questi mitici cavalieri basata su moltissime letture affiancata a diversi viaggi in Francia, Inghilterra e Scozia con l’intento di riportare alla luce la verità riguardo ciò che avevano scoperto in Terrasanta e nascosto alle autorità politiche e religiose del tempo.

Qual è il momento che ami di più e quello meno nella fase di stesura? 

Il momento che amo di più è quando mi sento ispirato. In quei momenti avverto, la penna che tengo tra le dita o i polpastrelli che sfiorano i tasti del pc. danzare in perfetta sintonia con la mia parte creativa. Il momento che amo di meno è quando dopo aver riletto quanto scritto, devo tagliare parti della storia per rendere più fluido e comprensibile il racconto.

Cosa vuoi che arrivi ai tuoi lettori quando leggono un tuo libro? 

La percezione di una nuova visione focalizzata sul risveglio degli individui. A tal proposito mi piace ricordare una frase di Giordano Bruno. “Verrà un giorno in cui l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha affidato le redini della sua esistenza.” E quando ce ne renderemo conto, aggiungo, avremo il potere non solo di cambiare noi stessi, ma anche quello di cambiare il mondo attorno a noi.

Si dice che uno scrittore debba essere prima di tutto un appassionato lettore: quanto è importante per te la lettura? 

Leggere dei libri è fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un individuo e di conseguenza di una comunità. Un grande editore francese diceva che vivere in una casa senza libri è come vivere in una casa senza finestre. Immaginate come vi potreste sentire vivendo in una casa senza finestre. Un’esperienza terribile. I libri ci aiutano a guardare fuori, ad uscire dai nostri recinti, ad ampliare i nostri orizzonti. Leggere un libro ci rende migliori.

Descrivi il tuo libro in tre parole. 

Evocativo e visionario. La terza parola la lascio individuare ai lettori.

Quali sono i tuoi progetti futuri? 

Per ora mi attiverò nella promozione di questo ultimo romanzo. Per me un libro è come un figlio. Appena nato non lo puoi lasciare solo; lo devi seguire e sostenere per un lungo periodo.



 OTTO ANNI DI FABER

Immaginate di nascere esattamente a metà del Novecento, e di trascorrere gli anni dell’adolescenza appassionandosi alla musica beat. Immaginatevi, più grandi, di creare un gruppo con il quale girare le piazze d’Italia per tenere spettacoli e concerti.
Immaginate infine, esattamente a 40 anni, di venir chiamato da un mostro sacro della musica italiana come Mauro Pagani e trovarsi su di un palco a fianco nientemeno che dell’immenso Fabrizio De Andrè, del quale divenite uno dei più fidati chitarristi.
Ebbene, tutto questo è accaduto a Giorgio Cordini, autore, musicista e scrittore veneziano, che nel suo libro I MIEI OTTO ANNI CON FABRIZIO DE ANDRÈ (fingerpicking.net, pagg. 136, euro 14,00) ripercorre l’ultimo periodo di attività del grande artista genovese.  
In questo prezioso libro, quasi un diario redatto da chi è stato con lui in prima fila sul palco e a stretto contatto nella vita, Giorgio Cordini ci regala una manciata di perle, una testimonianza sul valore del De André musicista e soprattutto del De André uomo, capace di entrare in empatia con chiunque avesse di fronte.  
L’autore riesce a raccontare un Fabrizio De André a tratti inedito, dai comportamenti spesso inattesi, che a volte stupiscono e ci fanno sorridere e che ci danno l’ennesima conferma della sua grandezza di artista e di uomo, come dimostra l’assoluto perfezionismo che metteva nelle ore e ore di prove prima dei concerti.
Verso le ultime pagine, infine, dalla narrazione emergono le note più intime, dal concerto di Saint Vincent interrotto a causa del dolore che impediva a Fabrizio di suonare la chitarra, all’esplodere del male, fino all’ultima straziante telefonata nella quale, nonostante tutto, è ancora De Andrè, pur consapevole delle sue condizioni, a consolare l’amico.
In chiusura, un’intervista a De Andrè del 1992, nella quale affiora la sua grande umanità e una originalissima visione di vita.
Un libro a tratti divertente, a volte toccante; ma sempre assolutamente reale. Una testimonianza di affetto che va sfogliata pagina dopo pagina, nel ricordo di uno dei più grandi e indimenticabili artisti del nostro tempo. 


 

                                       Il misterioso medaglione d’Oriente                                   Un romanzo d’avventura a tinte g...