SUSSURRI D'AMORE - DI IOLANDA PALADIN


Due al prezzo di uno? No, non stiamo parlando della pubblicità dei divani, ma di un romanzo. O meglio, di due storie nello stesso libro. Guardando la copertina, infatti, si vede il titolo ‘Sussurri d’amore’, il nome dell’autrice, Iolanda Paladin, il marchio di Silele edizioni e l’immagine di una giovane donna dallo sguardo rapito verso l’altro. Poi, capovolgendo il volume e ruotandolo, compare una seconda copertina con il titolo ‘Aspettavo te’ e la stupenda fotografia di un tramonto.

Chiediamo all’autrice, bergamasca di Sarnico, giunta al suo sesto libro, il perché di questa scelta originale.

“In effetti” mi dice “è un’idea che mi è venuta in mente in quanto la storia coinvolge due protagonisti, che all’inizio non si conoscono tra di loro, che intraprendono lo stesso viaggio e finiranno per incontrarsi e innamorarsi. Mi è sembrato simpatico presentare il libro in questo modo, secondo me riesce a coinvolgere meglio il lettore in un percorso di avvicinamento tra due cuori che non aspettano altro che unirsi tra loro.”

“Un romanzo d’amore, quindi. Parliamo, tanto per rimanere nell’esempio iniziale della pubblicità, di atmosfera da cioccolatini Perugina?”

“Neanche per idea” ride lei. “La storia presenta anche momenti drammatici e diversi spunti di erotismo, come accade spesso nei miei libri. Certo, la base è quella di un innamoramento che nasce tra due persone adulte che si accorgono che alla loro vita manca qualcosa, e cioè una persona accanto.”

“Puoi allora anticiparci qualcosa dei due personaggi?”

“Lei si chiama Dorotea, per gli amici Tea, ed è un’affermata sessuologa. L’apparenza è cinica, sembra indossi una corazza; ma è una scelta precisa, compiuta per aiutare al meglio i propri pazienti mantenendo libera la mente dai pregiudizi.

Lui invece è un famoso medico, Manuel, Nene per gli amici, bello e divorziato. Ritiene con orgoglio che la sua vita sia soddisfacente anche se, in cuor suo, avverte la mancanza di qualcosa. La troverà perché seguirà l’istinto.”

“Come crei le tue storie? Dove prendi gli spunti per intrecciare le vicende di persone così diverse?”

“Guarda, non ho segreti particolari. Innanzitutto, ho la passione di scrivere praticamente da sempre; poi sono una lettrice accanita, che è fondamentale per chi vuole avere successo nella scrittura; infine, osservo molto gli altri, le persone, le situazioni che si presentano nella vita di tutti i giorni.”

Sembra facile, detto così, ma non lo è. Auguriamo a Iolanda il successo che si merita, per questo e per i prossimi romanzi che vorrà regalarci.









 Paolo Aresi, amico giornalista e scrittore, nella sua carriera ci ha regalato diversi, ottimi romanzi. Nel 2004 ha vinto il premio Urania, il più prestigioso tra i concorsi letterari di fantascienza. È l’unico tra gli scrittori italiani di fantascienza al quale sia stato attribuito dall’Iau (Unione astronomica internazionale) il nome a un asteroide: si tratta del 332326 Aresi, pianetino che orbita nella fascia compresa tra Marte e Giove. Nonostante questo traguardo, Paolo è rimasto il ragazzo di sempre: scrive delle stelle, ma con i piedi per terra.

Lo incontro e mi mostra il suo ultimo romanzo, ‘La stella rossa di Kolorev’, uscito pochi giorni fa.

“Questo nome non mi è nuovo” gli chiedo.

“Certo” risponde, “questo è il terzo libro dedicato proprio all’ingegnere sovietico. Sono tutti e tre romanzi di fantascienza, si possono leggere ciascuno in maniera indipendente, sebbene siano collegati. Una vicenda che parte dal Korolev storico, reale, per poi lanciarsi in uno sviluppo improntato alla narrativa poco “fanta” e molto scientifica di A. C. Clarke e Stanislaw Lem.”

“Come mai questo personaggio è così importante?”

“Il 12 aprile del 1961, sessant’anni fa, l’uomo ha raggiunto lo spazio, per la prima volta nella sua storia. L’astronauta si chiamava Yuri Gagarin, ma la missione fu possibile grazie a un geniale ingegnere, Sergej Pavlovich Korolev, progettista di tutto il programma spaziale sovietico, fino alla sua morte, avvenuta il 12 gennaio 1966. Anche la navicella Sojuz, tuttora utilizzata dai russi con diversi miglioramenti, fu progettata da Korolev.”

“Quindi il personaggio è reale, ma la vicenda è immaginaria.”

“Una grande opera di fantascienza deve trarre alimento da una grande idea. La trilogia di Korolev parte da una scoperta sensazionale: il grande Progettista Capo del programma spaziale dell’Unione Sovietica, in realtà non è morto nel gennaio del 1966, ma viene rintracciato vivo, su Marte, alla fine del XXI secolo.”

“Da qui, come si sviluppa la vicenda?”

“In questo terzo e conclusivo romanzo, Korolev guida l’equipaggio dell’astronave Marco Polo dal pianeta Eris, all’estrema periferia del Sistema Solare, a Nemesis, la stella nana rossa, spesso ipotizzata dai nostri astronomi (ma mai rintracciata), a un anno luce dal Sole. Per poi lanciarsi in una cavalcata interstellare fino ad Antares, perché laggiù è custodito il segreto dei Costruttori, della loro fuga dalla Terra e da Marte, centomila anni prima. E qui è custodito anche l’altro mistero: chi è e dove si cela il vero e grande Nemico dell’umanità.”

“Come definisci questa tua ultima fatica letteraria?” gli chiedo prima di salutarlo.

“Si tratta di una space opera astronautica che spalanca scenari mozzafiato su temi astrofisici che affascinano, dalla materia all’energia oscura, alle Trasformazioni di Lorentz. Un romanzo cosmico, quindi, e profondamente umano. 

Forse il più intenso, il più stupefacente che ho scritto.”


Eliana Liotta, giornalista e autrice di best seller come La Dieta Smartfood, L’età non è uguale per tutti e Prove di felicità, l’abbiamo già incontrata su questo blog in occasione della presentazione de La rivolta della natura. Prestigiosa di firma due rubriche settimanali, una su Corriere Salute e una su Io Donna, vincitrice del premio Montale per la saggistica, del premio Vivere a spreco zero e del premio Giuditta, vicepresidente del Teatro Dal Verme di Milano, oggi ci parla del suo ultimissimo libro uscito in questi giorni.


 “Per salvare l’ambiente” esordisce, “non basta più, anche se aiuta, andare in giro in bici, comprare un’auto ibrida e ricordarsi di spegnere le luci. Non è sufficiente pensare solo a petrolio e carbone, come ci avverte l’Onu. Il riscaldamento globale non potrà arrestarsi senza modificare il nostro sistema alimentare, da cui dipende un terzo delle emissioni di gas serra, responsabili dell’aumento delle temperature.” 

“Qual è la soluzione?” le chiediamo.

“Oggi è il cibo a rappresentare una via per riformulare un equilibrio tra l’uomo e il pianeta. Il cibo che ci salverà, questo mio nuovo libro, presenta per la prima volta una riflessione che parte da un approccio scientifico duplice, ecologico e nutrizionale, con la consulenza di due partner d’eccellenza: lo European Institute on Economics and the Environment (EIEE, Istituto europeo per l’economia e l’ambiente) e il Progetto EAT della Fondazione Gruppo San Donato.”

“Un forte messaggio ecologista, dunque.”

“Sì, ma attenzione: il tipo di cibo che si mangia è molto più importante del fatto che sia locale o biologico, così come del tipo di sacchetto che si utilizza per portarlo a casa dal negozio. Siamo quello che mangiamo, diceva Feuerbach, ma oggi questo non basta più, perché quello che mangiamo cambia il mondo.”

“Alcuni esempi?”

“Un recente studio di Nature ci dice che quello che da quello che mangiamo e dalle attività connesse, quindi l’allevamento, l’agricoltura, la lavorazione, l’imballaggio e la spedizione, dipende un terzo delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. Inoltre, la carne rossa fornisce solo l’1% delle calorie alla popolazione della terra, ma rappresenta il 25% di tutte le emissioni che derivano da agricoltura e allevamento. E ancora: gli allevamenti intensivi contribuiscono anche alla formazione di polveri sottili, le PM 2,5, le particelle piccolissime in grado di penetrare nei polmoni e di immettersi nel sangue. Sono tutte risultanze scientifiche emerse negli ultimi anni.”

“Perché verremo salvati dal cibo, allora?”

“Le cinque diete proposte all’interno del libro posseggono un grande potenziale di mitigazione delle emissioni di gas serra, oltre che essere vantaggiose per la salute. Non bisogna rinunciare del tutto alla carne rossa per fare la differenza: si può scegliere di essere ecocarnivori, riducendone il consumo. Ma sono le fonti proteiche vegetali, come legumi, cereali integrali e frutta a guscio, le opzioni più rispettose del clima. In generale, noi occidentali dovremmo raddoppiare il consumo di vegetali rispetto agli attuali standard.”

Salutiamo Eliana ringraziandola per la sua continua opera di divulgazione in campo scientifico, oggi più che mai essenziale per imparare a vivere in un mondo più equo e accogliente per tutti.  

"Sciesopoli è un'arca che ha avuto troppa vita dentro".

“In me vive l’eredità della gente di montagna: muratori, emigranti, contadini e io racconto la mia terra.” Aurora Cantini, scrittrice e poetessa bergamasca, si descrive così nel suo profilo social. Dopo “Un rifugio vicino al cielo”, edito da Silele, torna a narrare le vicende della nostra provincia con “Nel cuore di Sciesopoli” (editore Velar).

“È una storia vera” mi racconta Aurora, “quella dell’ex colonia fascista a Selvino dalla sua inaugurazione nel 1933 fino alla sua chiusura nel 1985. All’interno vi sono testimonianze dirette di chi a Sciesopoli ha lavorato e vissuto, inservienti, lavoranti, maestrine, piccoli balilla ed ebrei, bambini dell’Ospedale Santa Corona e dell’Istituto Assistenziale, quelli senza famiglia e quelli dell’estate, gli orfani di guerra e gli scolari di Scuola Natura.” Il libro è una narrazione ricca e sfaccettata che racconta gli abitanti di Selvino che giocavano con i bambini ebrei, o quelli che portavano viveri, dal panettiere al taxista, alla banda, ai custodi Angelo, Domenico, Teresina con le loro storie… il tutto impreziosito da più di 200 fotografie di Sciesopoli come era e come è, molte donate da chi ha lavorato e vissuto a Sciesopoli o dagli ex bambini che in quel luogo ritrovarono un pezzo della loro infanzia. Una casa, una scuola per tanti bambini ed un posto di impiego per molti selvinesi e abitanti dell’intero Altopiano. “Una vicenda lunga oltre mezzo secolo” commento. “Certo” risponde. “Poi c’è stato il recupero di questi ultimi anni, con l’inaugurazione del MuMeSe – Museo Memoriale Sciesopoli Ebraica Casa dei Bambini di Selvino - ha permesso al possente edificio di ritrovare una ribalta attraverso numerose iniziative di commemorazione e di memoria che hanno visto attivarsi Associazioni, Istituti Scolastici e Assessorati. Questo” conclude con emozione, “è il mio quindicesimo libro. Un libro davvero speciale! Carico di memoria, di speranza, di vita, di infanzia ritrovata. Una testimonianza della mia terra, che non deve essere mai dimenticata.”




 

                              SU E GIU' PER I COLLI DI BERGAMO



Valentina Bailo, Roberto Cremaschi e Perlita Serra, tre autori innamorati della propria terra, hanno dato alle stampe “Alle porte di Città Alta“, una guida indispensabile per conoscere  il borgo storico di Bergamo.
Il volume prende vita da una domanda: qual è il modo migliore per conoscere o "ri-conoscere" un territorio, per cogliere particolari, sfumature? Ovviamente, all’interno delle sue pagine esiste anche la risposta: quello di girare a piedi. I nostri sensi possono così esplorare senza fretta i dintorni cogliendo immagini, profumi, colori, voci, silenzio; la direzione di marcia può cambiare, le soste moltiplicarsi, consentendo di prolungare a piacimento il contatto con quanto ci circonda. Difficile da fare se si viaggia in auto o in moto, e questo vale in particolare per i luoghi antichi collegati fra loro da sentieri e tracciati ricchi di storia e meritevoli di essere scoperti. 
Il libro invita quindi a raggiungere la parte antica della città e i colli circostanti (rigorosamente a piedi o in bicicletta) percorrendo alcune tra le ben 115 strade, scalette, stradette, vicoli, funicolari…. descritte e raccolte in 33 itinerari e innumerevoli varianti per salire in Citta’ Alta.
Sono 168 pagine a colori, con mappe dettagliate e fotografie, dati puntigliosi su lunghezze e i dislivelli, le bellezze storico-artistiche da vedere fino alle fontanelle dove dissetarsi, ristoranti e linee di autobus, il tutto per un turismo “slow”.
Completa la guida la mappa “Dalle porte di Città Alta“, che invita a scoprire la bellezza del borgo antico partendo da ciascuna delle quattro porte di accesso presenti nelle Mura e preferendo, al frequentatissimo asse centrale della Corsarola, altri quattro percorsi, meno noti e meno affollati. Inoltre, propone la doppia escursione sui bastioni delle Mura (patrimonio dell’Unesco) e ai piedi delle stesse, per vedere le Mura "da sotto e da sopra".
Muoversi sì, dunque, ma con intelligenza... soprattutto nei tempi difficili che stiamo vivendo a causa della pandemia in corso. 
La guida, insieme a buone dosi di intelligenza, si può trovare in libreria o presso www.ellelibri.com.
Pensiamoci adesso, per il prossimo fine settimana: vogliamo andare all'aperto, certo, ma non è necessario ammassarsi tutti nello stesso posto.


KAHA - LA LUCE PRIMA DEL SOLE

Somalia, anni Settanta. Dopo la presa di potere di Siad Barre, un gruppo di giovani ministri accetta di collaborare con il regime per liberare il Paese dai retaggi del periodo coloniale e dalle divisioni tribali, consapevole che lo sviluppo non può prescindere dal controllo e dal rafforzamento del sistema educativo e, prima ancora, dall’introduzione della forma scritta per la lingua somala.
Nello stesso periodo cinque volontari italiani in servizio civile, Franco Caprioglio di Torino, studente del quarto anno di teologia presso il seminario di Rivoli, Elio Bergantino di Lodi, Guido Longhi e Claudio e Sergio Cremaschi di Bergamo, docenti in una scuola cattolica, cercano di adattare l’insegnamento alla realtà locale. Ben presto, però, si scontrano con la realtà delle scuole straniere nei Paesi in via di sviluppo, dove i contenuti della cultura indigena vengono assolutamente trascurati: la storia e la geografia insegnate sono quelle italiane, mentre non si parla dell'Africa. 
Dall’intrecciarsi di questi due mondi nasce un piccolo caso politico internazionale, che getta luce su una realtà e un periodo storico ancora poco conosciuti.
A distanza di cinquant'anni da quei fatti uno di quei cinque giovani, Claudio Cremaschi, pubblica ora un libro che racconta in dettaglio le vicende che si svolsero allora. L’autore ha trascorso gran parte della sua vita nella scuola: studente, insegnante, genitore, sindacalista, formatore, dirigente scolastico, è autore di testi scolastici di matematica (Zanichelli) e informatica (Paravia) e di un saggio per Piemme: Malascuola (2009). Attivo nel mondo del volontariato, ha trascorso due anni in Somalia.
L’opera, dal testo scorrevole e ben costruito che si legge con la piacevolezza di un romanzo, getta una luce lucida e talvolta impietosa sulle tematiche della cooperazione italiana in Africa, sulla rivoluzione somala di Siad Barre, sui postumi del colonialismo e sulla cultura e la politica italiana all'inizio degli anni Settanta. 
Un libro che merita davvero di essere letto.



 

Questa è la storia di alcune famiglie italiane di religione ebraica nascoste dal 1943 al 1945 ad Ama, piccola frazione del comune di Aviatico, Orobie Bergamasche, tra perquisizioni e sfollati, sulla base della testimonianza diretta di Giuditta Maria Usubelli, che non ha mai dimenticato la sua amica di infanzia Elsa Iachia e i suoi fratelli e cugini. È la storia di una fuga (verso la Svizzera) e di un ritorno (verso casa), di un amore grande per la vita e di un intero paesino con i suoi abitanti che divenne culla e rifugio per 16/17 persone in fuga dalla guerra, dall'orrore, dalla Shoah.

 

Riporto il pregevole commento che Maria Di Pietro ha pubblicato, dopo aver letto questa testimonianza.

"Aurora Cantini, poetessa e scrittrice pluripremiata e decorata di Aviatico, ci racconta i giorni neri dell'altopiano bergamasco, con la cronistoria dettagliata e fotografata del periodo orribile che fu la Seconda guerra mondiale. Con questo libro, UN RIFUGIO VICINO AL CIELO (SILELE EDIZIONI), ci narra i giorni dei partigiani nascosti tra malghe e boschi, di sfollati, di quella gioventù privata della propria innocenza. Tante storie che intrecciano dolori e attese, speranze e orrori. Come il soldato slavo che venne sepolto a Trafficanti, piccolo paese della valle Seriana, fuggito dalla caccia del Regio Esercito Italiano nella ex Jugoslavia e deportato, insieme ad altri bosniaci, nei campi profughi della Grumellina di Bergamo. Qui narra la storia di poche famiglie ebree, che in quei luoghi, dallo splendido panorama, vissero in clandestinità nel periodo della mattanza germanica. Le guerre iniziano e per fortuna finiscono. Restano i teatri di guerra, a volte struggenti paradisi terrestri, come i nostri monti bergamaschi, a volte cumuli di macerie imbrattati di sangue. Le guerre finiscono nei ricordi e nei libri di storia, e purtroppo non hanno ancora insegnato nulla... Importante testimonianza, pregna di rispetto e di giusti del mondo, questa di Aurora."


 


Giornalista, scrittrice, divulgatrice scientifica, Eliana Liotta è nota al grande pubblico come firma del Corriere Salute e Io Donna, entrambi inserti del "Corriere della Sera".

La sua ultima fatica – ma tra due mesi sarà già presente nelle librerie il suo nuovo saggio – è “La rivolta della natura”, pubblicato dall’editore La nave di Teseo.

Un libro di grande attualità, che mostra la stretta correlazione tra la salute del pianeta e quella dell’uomo, tra l’oltraggio quotidiano alla Terra e le epidemie devastanti per la nostra civiltà.

Per chi faticasse a cogliere il nesso non c’è che l’imbarazzo della scelta, di correlazioni tra l’ambiente e la nostra vita ve ne sono molte.

Tra tutte, possiamo citare ad esempio la deforestazione di varie parti del mondo, fenomeno che comporta l’aumento degli spostamenti di animali selvatici alla ricerca di cibo con la conseguenza di maggiori contatti dell’uomo, e quindi nuovi potenziali fonti d’infezione. 

Poi, pensiamo ai cambiamenti climatici che sconvolgono interi continenti. Oltre alle devastazioni naturali come siccità o inondazioni, che causano il deterioramento delle condizioni sanitarie, si verifica il pericoloso proliferare di zanzare, che tra gli insetti sono i peggiori portatori di virus.

E ancora: l’inquinamento atmosferico porta le vie respiratorie a indebolirsi e quindi a essere più fragili di fronte alle epidemie. Non a caso, le aree industrializzate del pianeta sono quelle dove il Covid ha mietuto più vittime, come la Lombardia per l’Italia. 

In sostanza, dobbiamo comprendere quanto la nostra vita dipenda in modo determinante dai cicli naturali. Quando questi si interrompono la colpa non è di un destino ‘cinico e baro’, ma quasi sempre del comportamento errato dell’uomo. 

Curare l’ambiente, di fatto, è come curare noi stessi, la nostra salute. Perché, a lungo andare, una natura inquinata prima o poi si rivolta contro il proprio untore.

Il libro è stato scritto con la consulenza del professor Massimo Clementi dell’Ospedale San Raffaele di Milano, uno dei maggiori virologi a livello mondiale, e dell’EIEE, l’European Institute on Economics and the Environment, che ha validato gli studi di natura scientifica. 

L'autrice ha vinto il Premio Montale per il suo lavoro di saggista e il premio "Vivere a spreco zero".

Caldo estremo, uragani, piogge torrenziali, incendi, nuovi virus aggressivi come quello che sta segnando il mondo intero: la natura ha cominciato a ribellarsi. E non c’è più tempo: l’impatto dell’uomo sul nostro pianeta ha un peso ormai insostenibile. 

Questo libro abbraccia per la prima volta, in un unico sguardo, la visione infinitesima dei microscopi e il grande respiro della Terra.


 Lo scrittore che incontriamo oggi si chiama Lionello Scalisi, caro amico da anni. Pur avendo abitato a Bergamo per molto tempo, dove ha svolto la professione di medico, da pochi mesi si è trasferito a Milano.

“Esatto, ho lasciato questa bella città, ora abito nella ‘metropoli’. Ma prima di tutto permettimi di ringraziarti Roberto per avermi offerto ospitalità nel tuo blog. Devo confessare ai tuoi lettori che mi avevi proposto già alcuni mesi fa di parlare del mio primo libro ‘L’attimo prima del risveglio’, pubblicato da Silele. Ti chiesi in quella occasione di attendere perché stavo finendo il mio secondo romanzo ‘Le scarpe gialle’ uscito proprio in questi giorni, sempre con lo stesso Editore.

“È vero Lionello, abbiamo quindi questa doppia opportunità di far conoscere ai lettori del blog i tuoi due romanzi. Allora parlacene.”

“Volentieri. Intano si tratta di due romanzi di genere. Il primo è di genere distopico, mentre il secondo è un giallo.”

“Quindi due generi diversi e immagino quindi anche di argomento completamente diverso.”

“Beh, certo a prima vista sì, completamente diverso.’ L’attimo prima del risveglio’ è ambientato in un futuro molto lontano in cui la popolazione della Terra, dopo aver rischiato l’estinzione, vive apparentemente in una condizione felice, senza preoccupazioni, governata da una classe dirigente competente e onesta. “

“Caspita che fortuna! Allora non è non è la solita storia orwelliana su un regime che opprime la popolazione rendendola succube di un potere dispotico. “

“Sì e no. Infatti, nel mio racconto accadono vicende che mettono a rischio le buone Istituzioni, perché qualunque regime sociale, anche quello apparentemente perfetto che crede di agire per il bene comune, finisce per coltivare i germi dell’oppressione e della prevaricazione. E sarà contro questo sistema che un manipolo di eroi si ribellerà e combatterà per riportare in quella comunità ciò che si è perso e che il lettore, se vuole, potrà scoprire leggendo il libro.”

“Immagino, conoscendoti, che la trama sia anche lo spunto, diciamo la cornice, dove inserire riflessioni su questioni che riguardano la società contemporanea.”


“Esatto Roberto. Si parla di ecologia, ambiente, scienza, religione, rischio nucleare, intolleranza, ecc. Ma mi riallaccio a questa tua domanda per parlare del secondo libro, ‘Le scarpe gialle’. Vedi Roberto, benché l’argomento e l’ambientazione del romanzo siano del tutto diversi, li accomuna la stessa intenzione di attirare il lettore usando come esca una trama che spero sia godibile e accattivante per parlare di cose diciamo più serie, che anche in questo caso ci riguardano direttamente, anzi in un certo senso sono di stretta attualità.”

“Interessante... spiegaci in che senso.”

“Certo. Intanto il racconto è ambientato in una RSA. Sì, proprio in una di quelle strutture, che sono diventate tristemente famose in questo periodo, dove vengono ospitati i nostri anziani. Una volta, dico nel libro, venivano più semplicemente chiamate ospizi e infatti tali sono. Ebbene in questo luogo, immaginario ma non troppo, muore un ospite apparentemente per una caduta accidentale. Ma ovviamente non è così. La figlia del defunto per una serie di circostanze fortuite intuisce che la morte non è accidentale e indaga, aiutata dal compagno e da due amici, fino a giungere alla soluzione del mistero che tra l’altro porterà alla scoperta di intrighi e misfatti che si nascondono dietro un muro di rispettabilità e di perbenismo. Ma come ti accennavo il racconto è l’occasione per parlare di questioni come la vecchiaia, la malattia, la ricerca e la sperimentazione, il sistema sociosanitario. E spero di averlo fatto, pur in modo divulgativo, con leggerezza e semplicità.”

“Del resto tu sei un medico e hai una grande competenza di certi argomenti.”

“Beh, diciamo discreta. Comunque, benché mi sia sforzato di rendere plausibili gli argomenti più tecnici, non bisogna dimenticare che si tratta pur sempre di unopera di fantasia e soprattutto di un giallo. Di cui, spero, il lettore apprezzerà l’intreccio che ritengo possa riservare molte sorprese anche al giallista più esigente.”



 

                   La neve di primavera. Un anno con Giacomina (Bertoni Editore – luglio 2020)


Maria Rita Milesi, psicologa psicoterapeuta, vive a Bergamo dove è nata nel 1968 e si dedica all’attività privata come psicoterapeuta. Dopo l’esordio letterario di pochi anni fa, come autrice di racconti, recentemente ha pubblicato il suo primo romanzo, ‘La neve di primavera. Un anno con Giacomina’. 

La incontro per saperne di più. 

Come è nata l'idea del libro?

La neve di primavera. Un anno con Giacomina è il mio romanzo d’esordio. L’idea è nata rileggendo Marcovaldo di Italo Calvino, libro che non riprendevo in mano da decenni. La scrittura quasi fiabesca di Calvino mi ha rapita e meravigliata. Così è nata Giacomina, un personaggio ingenuo e buono, un po’ come Marcovaldo, ma a cui si aggiunge una sensibilità femminile e una riflessione intima e poetica. L’intento è stato quello di creare un personaggio capace di conservare lo stupore della fanciullezza, nonostante le difficoltà della vita. 

Il tuo rapporto con la scrittura?

Ho iniziato a scrivere, per lavoro, articoli scientifici in ambito psicologico, quindi molto tecnici. La scrittura, diciamo così, creativa, è stata una scoperta recente, iniziata per caso partecipando a diversi concorsi letterari. Stupita dal riscontro positivo ricevuto da alcuni miei racconti, ho provato a scrivere qualcosa di più strutturato. Il processo creativo è davvero misterioso … mi viene in mente Vasco Rossi che in Una canzone per te dice “Le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole”. Lo stesso mi pare succeda per le storie; poi però si aggiunge un faticoso lavoro di rifinitura delle frasi, di ricerca dei termini che evochino nel lettore gli scenari descritti.

Quello, invece, con la lettura? 

Un amore nato da bambina e proseguito ininterrottamente fino ad oggi. Leggere aiuta a pensare, ti trasporta in tanti mondi, ti permette di vivere mille vite. E’ uno dei piaceri a cui non potrei mai rinunciare.

Di cosa parla questo romanzo? 

Il libro è composto da dodici racconti, uno per ogni mese dell’anno, che scandiscono lo svolgersi delle vicende di Giacomina nella piccola città in cui vive. Per la protagonista, donna mite ed animata da valori semplici, è un susseguirsi di cose nuove e strane, e con esse un crescendo di ingenua meraviglia, di tenera commozione, talora di sincera riprovazione e di amara malinconia. Lo scorrere dei mesi e l’avvicendarsi delle stagioni sono rivolti a far partecipare la natura all’umile vita di Giacomina e a quella degli altri personaggi dei racconti. La protagonista riamane sospesa tra la realtà e il suo modo di intendere le cose, tra la riflessione intima e poetica del suo animo semplice e l’ardente desiderio di rendere giustizia a un mondo che si avvicina per certi versi a quello infantile, a una narrazione fiabesca, che procede per archetipi.

E chi è Giacomina? 

Giacomina ha un animo poetico, un mondo interiore complesso e una grande sensibilità; le sue fantasiose risposte agli accadimenti la rendono un personaggio singolare e animano la narrazione. La Piccola Città in cui si svolgono le vicende della protagonista non viene mai citata, ma ogni bergamasco potrà riconoscere la propria città nei luoghi descritti.

Prima di lasciarci, vorrei sapere a chi è in particolare rivolto questo libro: quale potrebbe essere il lettore tipo?

Il libro è rivolto alle persone dall’animo sensibile, capaci di immedesimarsi nel tenero personaggio di Giacomina, il cui cuore non è stato indurito dalle dolorose vicende della vita.  Il file rouge della narrazione è quello dei mondi e delle vicende nei quali Giacomina si immerge, che rappresentano la condizione umana di alcune persone buone e semplici. E’ una lettura adatta sia agli adulti sia ai ragazzi, già a partire dalla scuola media inferiore se accompagnati. 





La forza della vita a misura di bambino con
La giornata è più bella di Teresa Capezzuto




Un libro incantevole da leggere ad alta voce e sfogliare in ogni momento della giornata, godendo 

appieno di parole e immagini in un musicale dialogo fra loro. Questo è La giornata è più bella

(Edizioni il Ciliegio, 2020), il nuovo libro dell’autrice bergamasca Teresa Capezzuto, insegnante e 

giornalista, poetessa e scrittrice di narrativa, con particolare attenzione alla letteratura per bambini e

ragazzi.   

Benvenuta Teresa! Sfogliando le pagine di questo albo illustrato, si nota l’abilità 

con cui racconti di cose importanti a misura di bambino ...

Beh, si tratta di un frizzante racconto poetico, in suggestivo dialogo con immagini di grande 

freschezza narrativa create dall’illustratrice Albertina Neri. Un libro pensato per bambine e bambini 

dai tre ai sei anni, per condurli alla scoperta della vita e della sua forza, riconoscendo il bello 

sempre presente, anche in mezzo alle difficoltà, nelle piccole e grandi cose di ogni giorno. E può 

piacere ai più grandi in cerca di poesia, riflessioni, immagini e suggestioni che parlano della nostra 

vita. 

Dopo le sillogi poetiche Autentica e  Particolare, e il racconto interattivo per la scuola primaria 

Gol alle porte del Sahara, con  La giornata è più bella ti rivolgi a un pubblico di bambini più 

piccoli, dai tre ai sei anni. Ci parli del perché di questa scelta? 

La letteratura per l’infanzia mi appassiona per quel senso di stupore e meraviglia che riesce a 

favorire accompagnando all’esplorazione di sé, degli altri e del mondo, in un’esultanza di emozioni 

e colori in grado di aprire infiniti canali comunicativi. Quando si crea una storia è fondamentale 

guardare il mondo con occhi nuovi ogni giorno e raccontarlo da diversi punti di vista e prospettive 

anche inconsuete, attraverso parole, immagini, suoni e ritmi scelti con cura e mai banali.

Quando per un bambino e non solo la giornata è più bella?

Quando si osserva una luce di speranza che illumina il buio, si entra in una casa sempre aperta 

all’accoglienza, si ammira l’arcobaleno che colora il cielo dopo il temporale, si utilizza il potere 

creativo dell’immaginazione, si trova il coraggio di riprovare mentre si sbaglia, si supera un lutto 

grazie alla dolcezza del ricordo di chi non c’è più e così via. Sono davvero tanti i colori della vita, 

che possiede sempre un lato positivo da valorizzare.

Attraverso La giornata è più bella i bambini incontrano l’amore e l’amicizia, la gentilezza e 

l’accoglienza, il coraggio e la memoria, la fantasia. Che ruolo giocano le illustrazioni? 

Albertina Neri ha creato un testo parallelo alla storia, con immagini sui vari momenti della giornata 

di un qualsiasi cucciolo, d’uomo o d’animale, partendo dalla nanna e ritornando ad essa, passando 

attraverso la colazione, la pulizia personale, il pranzo, lo studio, il gioco, la condivisione e il ristoro 

prima del ritorno del momento della sera. Ogni giorno infatti, attraverso il gioco, la curiosità e 

l’entusiasmo, si mostra prezioso. E per dirla tutta, Edizioni il Ciliegio, a richiesta, fornisce anche la 

scheda didattica del libro.

Grazie Teresa, e per quanti desiderano tenersi aggiornati sulle tue pubblicazioni, ecco il sito 

personale www.teresacapezzuto.it e il canale www.youtube.com/TeresaCapezzutoautrice.



                                       Il misterioso medaglione d’Oriente                                   Un romanzo d’avventura a tinte g...