Self-publishing, una nuova opportunità per gli autori

Charles Dickens, Alexandre Dumas, T.S. Eliot, Benjamin Franklin, Ernest Hemingway, James Joyce, Stephen King, D.H. Lawrence, Edgar Allen Poe, Marcel Proust, JK Rowling, George Bernard Shaw, Arthur Schopenhauer, Lev Tolstoj, Mark Twain, Walt Whitman, Virginia Woolf...

Cosa accomuna tutti questi autori: lo stile? L’epoca nella quale sono vissuti? Il genere di romanzo?

Nessuna caratteristica tra queste, bensì il fatto di aver iniziato la propria carriera mediante la cosiddetta autopubblicazione, ovvero self-publishing. La storia della letteratura è piena di autori che hanno iniziato il loro percorso senza l’ausilio di un editore o molto spesso sono stati costretti a farlo a causa dei numerosi rifiuti ricevuti da essi.

Il self-publishing è un termine inglese che significa letteralmente auto-editoria. Questa parola indica una modalità di pubblicazione nella quale l’autore pubblica autonomamente, senza cioè passare attraverso un editore tradizionale, diventando di fatto un’auto-editore o editore di sé stesso. 

In definitiva il self-publishing è un metodo di pubblicazione alternativo a quella che definiremo editoria tradizionale, quel modello di business in cui l’autore affida (cedendo) la propria opera ad un’impresa che si assume il rischio imprenditoriale di produrre, distribuire e vendere il libro.

Con il self-publishing è l’autore che gestisce tutti questi aspetti, oltre naturalmente anche a tanti altri come l’editing, cioè la revisione del testo, l’impaginazione, la realizzazione della copertina, la stampa, la promozione e, ultima sul piano operativo ma importantissima, la distribuzione. Sarebbe infatti inutile pubblicare centinaia o addirittura migliaia di copie di un romanzo destinate poi a restare negli scatoloni, senza la prospettiva di raggiungere le librerie. 

Accanto a questi vengono assunti dallo scrittore anche tutti gli oneri e gli onori propri di un editore: l’incasso e la gestione dei diritti e gli aspetti fiscali e contrattuali connessi all’eventuale sfruttamento dell’opera.

Un ultimo aspetto: il self-publishing nulla ha a che vedere con l’editoria a pagamento o vanity press, come la definiscono gli inglesi. Quest’ultima è invece la modalità nella quale l’autore accetta una proposta di pubblicazione da parte di un editore tradizionale che, dietro il pagamento di un corrispettivo economico (spesso piuttosto cospicuo), pubblica l’opera. L’editore si impegna a fornire all’autore una serie di servizi come l’editing, la stampa di un numero minimo di copie, la distribuzione nelle librerie tradizionali, l’organizzazione di presentazioni e in generale la promozione dell’opera, scaricando però sull’autore tutto il rischio imprenditoriale, in quanto nella maggior parte dei casi il contributo pagato è sufficiente a garantire ottimi profitti all’editore stesso.

2 commenti:

  1. Io sono convinto che l'opportunità del self-publishing favorisca più le case editrici che non gli autori stessi. In un momento di profonda crisi, dell'industria libraria non si trovano più motivazioni economiche di investimento verso gli scrittori emergenti. Capita così che qualche sconosciuto, bravo come te Roberto, venga captato e catturato dall'editore che riuscirà a collocare l'opera senza aver profuso sforzi economici.
    Con il self-publishing si soffre maggiormente la possibilità di emergere perché, a causa della scarsa pubblicità non si riesce a superare la soglia della minima distribuzione. Oggettivamente, per promuovere il proprio libro sono necessari sforzi e conoscenze che sono più ad appannaggio delle case editrici. Dunque a parte autori di valore, per tutti gli altri, e sono tanti, il lavoro finale si trasforma in mero autocompiacimento seguito da una grande delusione. Il motivo va ricercato nel fatto che pochissimi leggono e son più quelli che scrivono. Dunque con l'autopubblicazione si genera una sorta di auto-selezione, comoda per i librai.

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    1. Ciao Roberto,
      non me ne intendo molto , per me è una materia sconosciuta.
      Ricordo soltanto che il padre di mia moglie scrisse un libro appena finita la guerra non dico nome e titolo dell'opera, dico solo che si narrava di un sommergibile italiano ove lui era membro dell'equipaggio in qualità di ufficiale segnalatore.
      Questo libro non ebbe molto successo in quanto dopo la guerra nessuno voleva leggere e rivivere quei momenti. Un giorno di qualche anno fa , se ben ti ricordi, un sommergibile atomico Russo sprofondò nel mare vicino alla Russia e non ci fu modo di portarlo a galla e morirono tutti i membri dell'equipaggio. A quel punto una casa Editrice di Milano prese questo libro e vista l'attualità del naufragio Russo lo pubblicò scrivendo in prima pagina che se fossero esistiti gli eredi dello scrittore dovevano contattare la casa Editrice per i diritti di autore. Vennero venduti diversi libri e la casa editrice riconobbe un importo per ciascun libro a mia moglie che divise con i due fratelli. Però ne pubblicarono tanti. Nel corso degli anni successivi l'interesse per il libro andò scemando ed i libri invenduti andarono distrutti e pensa che le spese della distruzione fu addebitato a mia moglie. Speriamo vi sia un evento che riguardi ancora i sommergibili ma sicuramente piacevole e non così drammatico e magari vi sarà un'altra edizione del libro del papà.
      Però mia moglie è stata molto contenta nel vedere che il libro di papà fu ristampato e lo abbiamo riletto con tanto affetto.
      Ciao.
      Angelo

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